“Spotlight: Wheelie”
Storia e sceneggiatura: Simon Furman
Storia e arte: Klaus Scherwinski
Colori: Klaus Scherwinski e Josh Burcham
Copertine di Klaus Scherwinski
Pubblicato dalla casa editrice IDW nel Giugno 2008.
IntroduzioneLa seconda di copertina prevede lo spazio per l’introduzione classica degli Spotlight, ma il testo è assente. Una svista tipografica o una scelta ironica deliberata? La storiaWheelie è sempre in prima linea in ogni situazione, ma a causa della sua piccola taglia gli altri
Autobot tendono a ignorarlo. A Wheelie non importa: con entusiasmo e ottimismo, attende la propria occasione.
E, quando finalmente
Hotspot lo sceglie per una missione esplorativa, Wheelie è al settimo cielo. Non si rende conto che è stato selezionato solo a causa di una cronica mancanza di personale qualificato.
Novantamila Klik stellari dopo, la sua astronave esplorativa incappa in una fascia radioattiva che la danneggia gravemente. Wheelie non ha altra scelta che raggiungere il vicino pianeta
LV-117, dove la nave si schianta in un oceano.
Wheelie riesce a raggiungere la terraferma e a recuperare un po’ di attrezzature, con cui costruire un rifugio di fortuna. I primi giorni sono terribili, con la fauna locale che sembra fare di tutto per ottenere un pezzo di lui.
I suoi sogni di grandi scoperte e gloria si sono infranti insieme e a ogni speranza di fare ritorno. Con l’equipaggiamento di fortuna, riesce a lanciare un segnale di soccorso, ma non sa nemmeno se quel segnale vada oltre la stratosfera del pianeta.
La discesa di un oggetto che probabilmente è un’astronave risveglia le sue speranze e Wheelie intraprende un lunghissimo cammino verso i picchi montuosi dove è avvenuto l’atterraggio.
Ma la speranza lo acceca, rendendolo così ottimista da non rendersi conto dei pericoli che lo circondano costantemente.
Come quando, nel mezzo di un deserto, viene assalito da un
aracnosauro. Dopo una breve colluttazione, la mostruosa creatura fugge e Wheelie si convince di averla spaventata. Solo in seguito si accorge che la creatura è fuggita perché si era gravemente ferita nel tentativo di azzannare il suo
modulo di conversione Energon.
Un’ulteriore prova di quanto Wheelie sia insignificante.
Lo scoraggiamento e l’amarezza ormai dominano il piccolo Autobot, che comincia a domandarsi se valga ancora la pena di esistere.
La traversata di quell’enorme nulla gli fa perdere la cognizione dello spazio e del tempo, finché ormai gli sembra che nulla abbia più senso. Neppure concetti come Autobot,
Decepticon o
Neutrale.
Un enorme mare di lava, scavalcato da un lungo ponte che sembra artificiale, lo spinge a tentare la trasformazione in veicolo, per viaggiare più comodamente.
Ma trasformarsi ora per Wheelie è un dolore: durante i primi tempi sul pianeta, Wheelie incontrò un
Chaosteros. Fiducioso e ottimista, Wheelie tentò il salto universale.
Il mostruoso Chaosteros gli staccò e divorò un braccio. Wheelie dovette pedinarlo per un lungo tempo, prima di recuperare il braccio dagli escrementi della creatura. E, in assenza di una
Camera CR, il processo di connessione alla spalla fu lento e difficile, oltre che imperfetto. Dopo quell’esperienza, qualcosa della personalità di Wheelie morì per sempre.
Con enorme dolore, Wheelie si trasforma e supera il ponte di lava. E finalmente arriva alla meta: un’astronave Decepticon.
I suoi due occupanti sono
Spectro e
Spyglass dei
Reflector, che hanno catturato un bizzarro alieno umanoide di nome
Varta e si apprestano a torturarlo.
Wheelie, che ha avuto cura di non farsi scoprire, favorisce la fuga dell’alieno. I Reflector lo inseguono e Wheelie ne approfitta per salire a bordo della loro astronave. Ma il vascello è gravemente danneggiato e non volerà mai più. A bordo giace anche il cadavere del terzo Reflector,
Viewfinder, trafitto da un’enorme scheggia delle vetrate dell’astronave.
Wheelie decide di cercare il bizzarro alieno, sperando che i due Reflector non lo abbiano trovato.
Ed è così: tra le rovine di un’antica città abbandonata, Wheelie ritrova Varta e scopre molte cose interessanti su di lui.
Varta è un mutaforma, che comunica con un traduttore universale che però esige una struttura metrica in rima.
Ma, soprattutto, Varta ha lavorato a lungo per riattivare un antico vascello spaziale, che ormai necessita solo di una adeguata fonte di energia, per prendere il volo.
E Wheelie non esita a offrire il proprio convertitore di Energon.
Purtroppo, però, quando ormai la sequenza di lancio è stata innescata, Spectro e Spyglass li scoprono e catturano di nuovo Varta, minacciandolo di ucciderlo.
Wheelie è quasi tentato di fuggire da solo con il vascello, ma finalmente ricorda ciò che significa essere un Autobot.
Per salvare la vita a Varta, Wheelie cede il vascello ai due Decepticon, ma non senza aver rimosso una presa di sicurezza del convertitore.
Quando ormai il vascello è alto nel cielo, una terrificante esplosione lo distrugge.
Un anno dopo, Varta e Wheelie hanno costruito un nuovo rifugio e iniziato una nuova vita. Wheelie, che ha ormai assunto con estrema naturalezza l’abitudine di comunicare in rima, ha non solo riscoperto cosa significhi essere un Autobot, ma ha anche ritrovato la speranza per il futuro.
Nessuno dei due ha notato, all’interno di uno gli edifici in rovina, un affresco che raffigura una mostruosa creatura aliena con almeno tre facce, i cui sinistri occhi si illuminano di una fosforescenza verde.
NoteLa prima comparsa di Wheelie è avventa in
Spotlight: Optimus Prime, dove il suo
cameo sembrava esclusivamente parodistico.
La copertina B è stata realizzata con un’impaginazione in puro stile dei fumetti d’avventura USA anni 1960: scritte roboanti, vignette circolari che inquadrano i coprotagonisti e addirittura un effetto carta invecchiata lungo i bordi.
La storia in oggetto nasce da un’idea e dall’impegno dell’apprezzato illustratore
Klaus Scherwinski, autore noto per aver realizzato numerose copertine alternative degli albi IDW dedicati ai Transformer.
Scherwinski ha proposto il soggetto a
Simon Furman, che ha realizzato una sceneggiatura sommaria (come si usava ai vecchi tempi alla Marvel): su questa base, Scherwinski ha disegnato, inchiostrato e colorato l’albo.
A quel punto, ha collaborato con Furman per la stesura dei testi definitivi.
A pagina 1, sul campo di battaglia compaiono Ultra Magnus, Springer e un probabile Perceptor.
Wheelie fa da “assistente” di battaglia a Ultra Magnus, trasportando uno dei suoi missili.
A pagina 1 e a pagina 4, Hotspot dei Protectobot fa la sua prima apparizione nell’universo IDW. Anche lui, come Silverbolt, sembra essere un ufficiale di un certo livello.
Nella lista del personale equiparabile a Wheelie compaiono i nomi di Hubcap, Bumper, Roller e Scrounge.
Le creature marine vermiformi che di notte emergono per tentare di divorarlo sono chiaramente figlie ideali delle variegate e originali forme di vita di cui pullulava l’universo della
Stagione 3 della serie animata G1.
Il Chaosteros è ispirato al mostro Chaos dell’
omonimo episodio della Stagione 3
G1.
Il termine Neutrale, che indica i Cybertroniani non allineati con nessuna fazione in guerra, risale ai tempi
G1 Marvel di
Bob Budiansky.
L’accuratezza del lavoro di Klaus Scherwinski giunge a comprendere nella modalità veicolare di Wheelie persino la sua storica fionda, che si trasforma in un gancio per il traino di un rimorchio.
Wheelie tenta il saluto universale reso famoso da
The Animated Movie del 1986.
Il saluto è stato citato di recente anche nell’episodio
Garbage In, Garbage Out di
Transformers Animated.
Questo
Spotlight e quell’episodio della serie di
Animated hanno in comune il fatto di essere lavori di ottima fattura e incredibilmente brillanti, che recuperano e danno nuovo lustro e valore a personaggi disprezzati come Wheelie e Wreck-Gar.
I Reflector non hanno l’aspetto differenziato dei modellini, ma quello da “cloni” della serie animata
G1.
Varta è un Transformer organico. Potrebbe essere un prodotto della tecnologia Quintesson? Magari un loro esperimento fallito, come lo furono i Trans-Organici di
The Dweller In The Depths (Stagione 3 G1)?
Il concetto di Transformer organico è emerso in tempi recenti con Savage Noble di
Beast Machines e con gli esperimenti di Prometheus Black in
Animated.
La brutta fine dei tre Reflector porta a pensare che il terzetto non apparirà in
All Hail Megatron, come invece molti si aspettavano.
La storia ricorda in generale le vicende di naufraghi che vanno da
Robinson Crusoe a
Castaway, passando per
Lost.
C’è quindi anche un’affinità con
Spotlight: Kup.
Il triplo volto alieno del finale è quello dei famigerati Quintesson della serie animata
G1.
Essendo il protagonista Wheelie, non potevano mancare i tocchi comici, realizzati nello stesso stile fulminante di
Animated: la lista dei Transformer preferibili a Wheelie, la defecazione del braccio di Wheelie e la battuta
“Everybody is a critic”, relativa alla metrica sbagliata di Wheelie.
Simon Furman ha annunciato che il colpo di scena finale si collega a storie previste per il 2009. Può quindi darsi che la saga
The Thirteen, che narrerà le origini dei Transformer, preveda anche la partecipazione dei Quintesson.
Il
lettering non è eseguito dal solito personale della IDW e
ballon sono classicamente ovali, invece che avere la forma più elaborata che la IDW ha adottato per i Transformer.
In appendice, l’albo presenta cinque pagine di studi e disegni di Klaus Scherwinski, il quale descrive la strada che, partendo da un disegno umoristico, ha portato a questo radicale rinnovamento del personaggio di Wheelie.
Oltre al disegno stilizzato del Quintesson, compare anche una raffigurazione analoga degli Sharkticon, che purtroppo non ha trovato spazio nel fumetto.
In terza di copertina, per la prima volta compaiono su una testata IDW due delle esilaranti parodie
Lil’ Formers di Matt Moylan; queste vignette in particolare sono dedicate a Wheelimus Prime e all’esaurimento dei personaggi papabili per uno Spotlight.
Galleria delle tavole di anteprima e delle copertine.
OsservazioniSe c’era qualcuno che poteva rinnovare persino un personaggio irritante come Wheelie, questo poteva essere solo
Simon Furman.
A onore del vero, anche James McDonough e Adam Patyk avevano tentato di dare a Wheelie una caratterizzazione di “superstite”, ma la realizzazione tecnica era stata di fattura talmente anonima e dilettantesca che nessuno si ricorda nemmeno del personaggio.
Nel caso della IDW, però, il credito deve andare anche e soprattutto a
Klaus Scherwinski, che ha dimostrato in un solo colpo due cose: di conoscere a fondo l’universo classico dei Transformer e di avere un talento di narratore (oltre che di artista).
Il piccolo miracolo di questo
Spotlight è quello di aver riutilizzato di tutti gli elementi più classici di Wheelie per creare un personaggio nuovo: chi mai si sarebbe aspettato che dalle stesse premesse di venti anni fa fosse possibile estrarre qualcosa di tanto diverso?
E non solo, perché, adesso che è diventato un personaggio tridimensionale, con una caratterizzazione complessa e articolata quanto quella dei Transformer più celebri, Wheelie ci
piace. Ci è simpatico, ci riconosciamo nella sua storia e partecipiamo alla
suspense, chiedendosi cosa ne sarà di lui.
Ad arricchire l’opera contribuisce la narrazione su più livelli temporali: immancabile, in un racconto che richiamata ancora una volta Lost, ma non certo facile da gestire. Furman e Scherwinski dimostrano di saper dominare la tecnica, come risulta evidente nei momenti in cui il passato dei
flashback e il presente si toccano, riflettendosi l’uno nell’altro. L’esempio più lampante è sicuramente la riflessione di Wheelie sul valore e la dannosità della speranza, che è uno degli argomenti portanti della storia.
La narrazione in prima persona è qui più intensa e felice che mai: in nessun altro dei suoi
Spotlight Simon Furman era stato tanto generoso nei testi. Timoroso forse di diventare troppo verboso, nella produzione IDW ha sempre impiegato uno stile estremamente conciso, forse anche nell’ottica dell’esigenza di non rivelare mai più del dovuto.
Con
Spotlight: Wheelie, che è una storia gloriosamente autoconclusiva e autonoma, anche questa ultima barriera cade. Sembra paradossale, dato il personaggio, ma il risultato che ne emerge è il più rappresentativo di tutta la collana.
Lo stile nitido e quasi pittorico dell’arte di Scherwinski è una novità nel mondo dei Transformer, se escludiamo le copertine di questo autore: oltre a essere un vero piacere per gli occhi, conferma per l’ennesima volta quanto sia felice la scelta della IDW di lasciare ogni autore libero di esprimersi, invece che imporgli un ingessato “stile della casa”.
Ha collaborato Jazzluca